Concorrenza: o è piena e reale o non è …

farmaciContinuo a illustrare i miei emendamenti al ddl 2085 ovvero la Legge annuale per il mercato e la concorrenza.

L’articolo 45 tratta di sottoscrizione digitale di taluni atti. Fra questi, alcuni atti delle società a responsabilità limitata e quelle delle società semplici per i quali non è previsto l’obbligo dell’atto pubblico né della scrittura privata autentica. In questi casi si introduce anche la modalità di trasmissione e deposito online, in via telematica.

In questo articolo propongo di aggiungere un comma per eliminare l’obbligo di deposito di copia cartaceo nel processo civile telematico. L’ emendamento è volto ad eliminare il punto 1-ter al comma 1, lettera a), dell’articolo 19 del decreto legge 27 giugno 2015, base al quale il Ministro della giustizia, mediante apposito decreto ministeriale, deve fissare: «misure organizzative per l’acquisizione anche di copia cartacea degli atti depositati con modalità telematiche nonché per la riproduzione su supporto analogico degli atti depositati con le predette modalità, nonché per la gestione e conservazione delle predette copie cartacee. Con il medesimo decreto sono altresì stabilite le misure organizzative per la gestione e conservazione degli atti depositati su supporto cartaceo». L’adozione di tale modifica, di fatto, reintroduce un’alternativa al digitale, determinando un grave prolungamento dei tempi per la realizzazione del cosiddetto switch-off  (elemento imprescindibile per una concreta digitalizzazione della giustizia).

Ecco il testo dell’emendamento:

45.41

ORELLANABATTISTALANIECEPANIZZADE PIETRO

 Dopo il comma 7, inserire il seguente:

        «7-bis. Al decreto-legge 27 giugno 2015, n. 83, all’articolo 19, comma 1, lettera a), sopprimere il punto 1-ter).

        Conseguentemente, alla rubrica, dopo le parole: «taluni atti», aggiungere le seguenti: «e deposito telematico degli atti processuali».

Un altro emendamento, volto a incrementare la concorrenza, è riferito a consentire la vendita dei farmaci di fascia C anche nelle parafarmacie. Questo tipo di farmaco attualmente può essere venduto solo in farmacia però non esiste un valido motivo per limitarne la vendita alle sole farmacie.

I farmaci di fascia C sono attualmente a totale carico del paziente pur richiedendo la ricetta medica per essere venduti. La vendita anche nelle parafarmacie, ove è richiesta la presenza di un dottore farmacista, consentirebbe di diminuire il prezzo di vendita di questi farmaci con evidenti vantaggi per le famiglie.  Si stima che il risparmio complessivo per le famiglie si aggirerebbe intorno ai 500 milioni di euro annui.

E’ quindi una liberalizzazione utile e necessaria a cui si oppongono strenuamente solo i farmacisti. Tutte le associazioni di consumatori sono invece favorevoli così come pure la Autorità Anti-trust che si è espressa pubblicamente a favore.

Già durante l’esame alla Camera del testo alcuni deputati han provato a far passare questa liberalizzazione ma senza esito. Mi riferisco in particolare alla On. Galgano che ha lottato per questa liberalizzazione.

Ora tocca a noi senatori.

Ecco il testo del mio emendamento:

48.0.12

ORELLANABATTISTALANIECEPANIZZABUEMIDE PIETRO

Dopo l’articolo, inserire il seguente:

 «Art. 48-bis.

(Vendita presso le parafarmacie dei medicinali di fascia C)

        1. All’articolo 5 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, dopo il primo periodo è aggiunto il seguente: ”Gli esercizi commerciali di cui al primo periodo possono altresì effettuare attività di vendita al pubblico dei farmaci di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni”.

2. Con decreto del Ministro della salute, sentita l’autorità garante della concorrenza e del mercato, è determinata la misura con cui gli esercizi commerciali di cui all’articolo 5 del decreto-legge 4 luglio 2006, n. 223, convertito con modificazioni dalla legge 4 agosto 2006, n. 248, che effettuano attività di vendita al pubblico dei farmaci di cui all’articolo 8, comma 10, lettera c), della legge 24 dicembre 1993, n. 537, e successive modificazioni, partecipano all’integrazione dell’indennità provvista alle farmacie rurali ai sensi dell’articolo 2 della legge 8 marzo 1968, n. 221, e successive modificazioni. La misura del contributo degli esercizi commerciali di cui al primo periodo non deve essere superiore, per ciascun esercizio, al 30 per cento del contributo versato dalle farmacie che risultino comparabili per collocazione territoriale, bacino di utenza e fatturato relativo ai farmaci di cui al primo periodo.».