Cosa è successo davvero in Senato il 23 dicembre con lo #IusSoli

Dopo qualche giorno, calmate le acque, a bocce ferme, diciamo, voglio fare qualche considerazione sulla nuova legge sulla cittadinanza e soprattutto su quanto è avvenuto in Senato lo scorso 23 dicembre.

All’ordine del giorno, dopo la legge di bilancio e una votazione su una deliberazione della giunta delle indennnità era previsto di continuare l’esame di questo disegno di legge ovvero AS 2092 sulla nuova legge sulla cittadinanza.

Ricordo che si trattava di continuare l’esame perché la legge era stata incardinata in aula ad agosto scorso con la violenta opposizione della Lega Nord. Fu messa da parte e da allora non era stata più ripresa dall’Aula. Questo fino a sabato scorso, 23 dicembre.

A fine seduta quindi, come penultimo punto all’ordine del giorno (l’ultimo era un disegno di legge per il contrasto alla minaccia jihadista) si è ripreso l’esame della legge sulla cittadinanza.

Primo adempimento la votazione su un paio di questioni pregiudiziali di costituzionalità presentate dalla Lega Nord e precedute da una breve discussione a cui potevano partecipare un senatore per gruppo e per non più di 10 minuti.

Faccio questa breve cronaca per far capire bene il significato del mancato numero legale. Non stavamo votando la legge, ancora. Nessun emendamento o addirittura voto finale.

Dopo gli interventi di illustrazione del testo delle questioni pregiudiziali da parte dei senatori leghisti Candiani e Calderoli (quest’ultimo, tra l’altro, diceva con sua grande soddisfazione: “Tutti sappiamo che il provvedimento non andrà mai in porto, perché ho presentato 50.000 emendamenti e non ho sentito richieste di fiducia da parte del Governo”).

Subito questi due interventi non troppo lunghi a dire il vero, il senatore Calderoli chiede la verifica del numero legale prima di procedere con la votazione. Questa richiesta va supportata da almeno 12 senatori. Effettivamente 13 senatori supportano la richiesta di Calderoli e si sta per procedere con la verifica del numero legale.

Bisogna considerare che eravamo già alle 13 di un sabato di previgilia di Natale e, forse, nella ultima seduta di legislatura. Bisognava sbrigarsi a votare per evitare che sempre più colleghi senatori corressero a prendere l’aereo o il treno che li avrebbe riportati a casa. Infatti l’aula si stava svuotando dopo le votazioni sulla legge di bilancio.

Invece alcuni senatori, alcuni sicuramente in buona fede cioè senza capire che facevano il gioco di Calderoli, decidono di intervenire per dichiarare come il loro gruppo avrebbe votato per queste questioni pregiudiziali. Lo fanno le senatrici De Petris e Guerra (entrambe per conto di LeU che però è diviso in 2 gruppi parlamentari), Bisinella (Noi con l’Italia), i senatori Buemi (PSI), Malan (Forza Italia), Casini (a titolo personale), Manconi (PD). I tempi si sono dilatati e l’aula continuava a svuotarsi durante questi interventi.

Alla fine hanno confermato la loro presenza in aula in 116 mentre il numero legale era fissato a 149.

In realtà erano presenti molti di più. Considerando che all’ultima votazione avevano partecipato in 206, non erano andati via in 90 ma sicuramente più di uno era andato via. Molti, pur presenti, hanno deciso di non confermare la loro presenza fisica in aula e così far fallire la legge.Tra questi i senatori del Movimento 5 Stelle.

 

Perchè questo numero 149? Siamo 319 senatori quindi il numero legale (ovvero la metà dei senatori) dovrebbe essere 160 (319/2=159,5 che si arrotonda a 160). Invece per regolamento il numero legale viene calcolato sottraendo i senatori in congedo o missione. Lo scorso 23 dicembre vi erano 31 senatori in congedo e nessuno in missione. Il calcolo è stato fatto su 319-31=288/2=144. A dir la verità 10 dei 31 senatori che avevano chiesto il congedo hanno però votato durante la stessa seduta e non sono stati detratti dal computo totale. Il calcolo è stato quindi 319-21=298/2=149=numero legale.

Al dunque sono quindi mancati 33 senatori.

 

Cosa sarebbe successo se, invece, si fossero votate le questioni pregiudiziali respingendole? Sarebbe iniziata la discussione generale e, considerando inoltre, che la seduta era senza orario previsto di chiusura, avremmo potuto continuare per ore o per giorni votando tutti i 50mila emendamenti presentati da Calderoli e arrivando così a Natale o a Santo Stefano o anche oltre fino al voto finale e la approvazione della legge.

Era un percorso percorribile?

Di fronte alla importanza del provvedimento, alla aspettativa nella società italiana per questa legge e per gli appelli ricevuti da tante persone importanti (da Papa Francesco a Emma Bonino, tanto per fare qualche esempio) credo che sarebbe stato un “sacrificio” da fare.

Intendo trascorrere sabato, domenica di vigilia di Natale e Natale stesso in aula a votare.

Tutti quelli che davvero ci tenevano alla legge avrebbero dovuto.

 

Certo è che 50mila emendamenti sono una cifra enorme e abnorme anche se non li avremmo comunque votati tutti (molti preclusi o assorbiti durante le votazioni). Per dare una idea, per la legge sul Biotestamento erano stati depositati 3000 emendamenti che hanno comportato poco più di 600 emendamenti realmente votati (in circa 8 ore). Un quinto dunque. Con la stessa proporzione avremmo dovuto votare circa 10mila emendamenti in una maratona stimabile in più di 100 ore d’aula.

 

Immagino che durante queste sedute fiume sarebbe intervenuto il Governo per porre la fiducia interrompendo la maratona natalizia per approvare lo Ius Soli.

Questo Governo avrebbe avuto i numeri per la fiducia e giungere così alla approvazione della legge? E’ una domanda di difficile risposta però bisogna prima chiarire che la fiducia “passa” se il numero di SI supera il numero di NO (e astensioni). Non è quindi necessario che il Governo abbia 161 voti di fiducia ma ne basta uno in più rispetto ai voti contrari.

Infatti nella fiducia per la legge di bilancio il Governo ha avuto 140 voti a favore e “solo” 97 contrari.

Per una eventuale fiducia sullo Ius Soli il Governo potrebbe contare su 98 senatori PD, sui 13 senatori di ALA, sui 23 senatori di LeU (darebbero una fiducia “tecnica”), sui 4 senatori di centrosinistra, sui 3 senatori del PSI, sui 2 senatori del Centro Democratico, su altri senatori (Mussini, Della Vedova, Palermo) e su alcuni senatori a vita (Cattaneo, Rubbia, Napolitano). In totale 149 favorevoli.

Quanti i contrari? Tanti ma quanti sono quelli che poi voterebbero no in aula? Sicuramente Lega (12 senatori), Forza Italia (43 senatori), Federazione della Libertà (10 senatori), Noi con l’Italia (10 senatori) e GAL (12 senatori su 14). Si tratta di 89 voti contrari certi. I 35 senatori M5S? Ci sarebbero al massimo una trentina a votare contro, gli altri assenti. I 24 senatori di Alternativa Popolare? Anche qui una ventina di voti contro (non tutti quindi, considerando che si sono già separati fra chi rientra nel centrodestra e chi ha fatto la scelta di allearsi al PD).

Altri senatori? Probabilmente non verrebbero a votare.

In totale 137-140 voti contrari.

In conclusione, secondo me, il Governo avrebbe la fiducia con un margine di una decina di voti, non di più.

Certo è rischioso, certo è una “maggioranza” inedita, ma poi non così tanto.

Politicamente servirebbe per ricucire a sinistra se ancora è possibile.

In alternativa, il PD potrebbe comunque scrollarsi di dosso la accusa, che va montando, di non aver fatto abbastanza per questa legge.

 

Forse non sarebbe successo nulla di tutto questo e la seduta sarebbe stata subito dichiarata conclusa comunque da parte del Presidente Grasso.

Con una grande differenza però, il Presidente Mattarella dovrebbe sciogliere le Camere (in anticipo sulla scadenza naturale) con un provvedimento così importante in corso di esame dell’aula di Palazzo Madama. Sarebbe stato disposto a farlo?

Sarà comunque disposto a farlo sapendo quanto è importante la legge?

 

Infine, una ultima considerazione. Quanto è democratico che un singolo senatore, uno solo, presentando 50mila emendamenti può imporre a un governo di porre la questione di fiducia o, in alternativa, affossare una legge?

E’ giusto che una sola persona decida che un provvedimento non vada esaminato in aula e non se ne faccia nulla? E’ vera democrazia quella che consente questo?

Secondo me, nella democrazia si vota e chi ottiene più voti decide.

Non può essere possibile che ogni senatore abbia, nei fatti, una specie di diritto di veto su un provvedimento presentando tante migliaia di emendamenti.