E’ un contratto che ci conviene?

Il nuovo Governo ha ottenuto la fiducia in entrambe le Camere ed è ora operativo al 100%.

Questo nuovo Governo Conte ha come obiettivo dichiarato un profondo cambiamento del nostro Paese.

Il cambiamento in sé non significa miglioramento o peggioramento della situazione ma sicuramente discontinuità col passato.

Inoltre questo Governo parte con un programma di azioni di governo (leggi, decreti e posizioni a livello internazionale) definito in un documento sottoscritto da entrambe le parti e messo insomma nero su bianco. Ci viene spiegato che il Governo Conte farà quanto scritto nel contratto, che il contratto è vincolante per il Governo.

Vediamo, senza pretesa di esaustività e in attesa di poter valutare i provvedimenti del governo, quanto cambiamento c’è in questo contratto, quali interventi possono risultare positivi e quali negativi per gli italiani e, anche, la loro concretezza, la loro reale applicabilità.

Ci sono alcuni infatti che oggettivamente non si può non apprezzare come innalzare la pensione minima a 780 euro al mese. Viene definita pensione di cittadinanza ma mi pare che semplicemente si alzi l’importo minimo delle pensioni. È un intervento sicuramente positivo che richiede però una sua copertura finanziaria non certo trascurabile.

Più controverso il reddito di cittadinanza.

Va detto che esiste una discussione in corso, soprattutto fuori dall’Italia, sulla opportunità o meno di introdurre il cosiddetto UBI (Universal Basic Income) ovvero un reddito mensile a tutti i cittadini maggiorenni a prescindere se lavorano o meno, se hanno altri redditi o meno. È in corso una sperimentazione in Finlandia di cui non sono ancora noti gli esiti. L’idea è di disaccoppiare il reddito dal lavoro. Si guadagna a prescindere dal lavoro, si lavora a prescindere dallo stipendio. La spinta a questa ipotesi è la considerazione che i posti di lavoro, a causa della automazione e della globalizzazione, stanno diminuendo e per non aumentare la povertà nei paesi occidentali conviene allo Stato dare uno stipendio a tutti i cittadini.

In realtà, la versione italiana riportata nel “contratto” non è assolutamente questo. È una misura rivolta a chi è senza lavoro (perché l’ha perso o perché non lo ha mai trovato) per un certo periodo (2 anni) a condizione però che si impegni in questo periodo a cercare lavoro. Nulla a che vedere quindi col reddito di cittadinanza (nel senso che non si tratta di un reddito che lo Stato dà a tutti i cittadini, a prescindere, come già spiegato prima) ma di una misura prettamente assistenziale. Va detto che esistono vaste aree del Paese dove oggettivamente è difficile trovare un lavoro ed esistono molte famiglie in estrema povertà. Il reddito di cittadinanza consentirebbe a tanti di vivere più serenamente avendo un reddito certo a fine mese. Questo è sicuramente positivo. Come rovescio della medaglia c’è la sostenibilità di questa misura (quante decine di miliardi costa?) e il rischio che favorisca il lavoro nero (chi ha un reddito certo familiare magari per 1400€ al mese senza lavorare quanto è disposto a perdere questo reddito dichiarando che lavora? Sarebbe sicuramente tentato di lavorare in nero, almeno per i 2 anni di validità del suo reddito di cittadinanza).

Esistono poi tanti altri interventi. La flat tax è decisamente una scelta sbagliata e iniqua. Serve a far pagare meno tasse ai più ricchi dimenticando inoltre la progressività delle tasse prevista in Costituzione. La deduzione fissa di 3000 euro per le famiglie indicata nel “contratto” non è una misura progressiva ma è anch’essa una deduzione “flat”, uguale per tutte le famiglie.

Mi domando allora perché la flat tax? Perché si ipotizza che meno tasse portino all’aumento dei consumi con miglioramento del quadro generale (più occupazione, più entrate IVA all’erario) ma è più probabile un aumento dei risparmi, una crescita dei depositi nelle banche. Potrebbe rivelarsi un favore alle solite banche.

L’intervento sulle pensioni poi è anch’esso molto oneroso. La scelta nei precedenti decenni di innalzare troppo lentamente l’età della pensione impose al governo Monti di intervenire drasticamente alzando di colpo l’età di pensionamento. Attualmente l’età della pensione è prevista a 66 anni e 7 mesi anche se poi nella pratica si va in pensione mediamente a 63 anni (dati Eurostat 2017).

La proposta della quota 100 consentirà a chi ha iniziato a lavorare a 20 anni di andare in pensione a 60 anni ovviamente se ha 40 anni di contributi continuativi. Con una pensione legata ai contributi versati e con la aspettativa di vita superiore agli 80 anni (ormai anche per gli uomini) temo che l’assegno pensionistico sarà molto basso dovendo coi contributi versati coprire oltre 20 anni di pensione. Molti quindi sceglieranno di continuare a lavorare per incrementare l’importo dell’assegno della pensione. Quota 100 rischia di essere una vittoria di Pirro, insomma.

In sintesi, il cosiddetto “superamento” della Fornero introducendo la cosiddetta quota 100 è un intervento concettualmente giusto ma molto oneroso e di dubbio utilizzo (quanti si potranno permettere di andare in pensione a quota 100?).

Gli altri impegni contro leggi quali la Buona Scuola o il Jobs Act non sono per nulla chiari. Sembrano proclami più consoni alla campagna elettorale che a un vero programma di governo.

Non condivisibile e da rigettare completamente inoltre l’attacco contro gli immigrati al quale si vuole negare il diritto costituzionale di poter ottenere asilo nel nostro Paese. Ricordo l’articolo 10 della nostra Costituzione che recita: “Lo straniero, al quale sia impedito nel suo paese l’effettivo esercizio delle libertà democratiche garantite dalla Costituzione italiana, ha diritto d’asilo nel territorio della Repubblica, secondo le condizioni stabilite dalla legge. Non è ammessa l’estradizione dello straniero per reati politici.” Con questo articolo estendiamo a tutti coloro che giungono nel territorio italiano le tutele che la nostra Costituzione garantisce a noi italiani. Questo diritto costituzionale è incomprimibile e va garantito.

I tempi per decidere se una persona ha diritto o meno di asilo si possono forse ridurre ma ben difficilmente si potranno ridurre senza comprimere i diritti dei migranti di vedere esaminata col giusto scrupolo la loro domanda. Rimpatri sommari sono vietati dalla nostra Costituzione e dagli accordi internazionali sottoscritti dall’Italia. Il governo Berlusconi fu condannato dalla Corte Europea dei Diritti dell’Uomo per il caso Hirsi-Jamaa per un respingimento illegale nel 2012.

In conclusione, alcuni provvedimenti sicuramente giusti ma molto onerosi, altri completamente sbagliati e da rigettare e alcuni che ci faranno vergognare di essere italiani, purtroppo.