Finanziamento della campagna elettorale. Serve maggiore trasparenza

E’ un problema che ci dobbiamo sempre porre ma a maggior ragione ora in quanto avremo leggi elettorali con le preferenze.

Questa è una importante novità della futura legge elettorale.

Dalla sentenza 1/2014 della Corte costituzionale è emersa una indicazione chiara: nessun listino bloccato ma largo alle preferenze.

Con le preferenze l’elettore può scegliere fra i candidati di una lista, di un partito, di un movimento il suo preferito.

Con le preferenze bisogna porsi il problema del finanziamento delle campagne elettorali personali, del singolo candidato. Sono importanti almeno due aspetti: chi finanzia il candidato e il limite di spesa di ogni singolo candidato.

Partiamo da questo secondo aspetto. È evidente che senza limiti di spesa si avrebbe una competizione elettorale che favorirebbe il candidato più ricco o comunque più finanziato. Una maggiore disponibilità economica può falsare il risultato elettorale a vantaggio di un candidato che può essere più presente sui media tradizionali e non. E’ certamente più importante il messaggio, il programma che un candidato propone ma sono sicuramente rilevanti, in alcuni casi decisive, la capacità e le possibilità concrete di poterlo diffondere, far conoscere agli elettori.

 Limite di spesa per candidato

È un problema noto, già in passato affrontato e normato. L’articolo 7 della legge 515 del 1993 stabilisce un limite di spesa di €52.000 per candidato per collegio. E un importo fisso a cui va aggiunto un importo variabile corrispondente a un centesimo di euro per abitante residente nel collegio.

Ad esempio, per il Collegio del Senato corrispondente alla Regione Campania ogni candidato senatore potrà spendere circa €110.000 poiché ai 52mila euro fissi si aggiungono i quasi sessantamila euro per i circa 6 milioni gli abitanti residenti in Campania.

Mi domando ora se questa è una cifra adeguata, se è un limite ragionevole.

Considerando che la legge è del 1993, ovvero di oltre vent’anni fa, bisogna porsi il problema.

Per capire se questo importo è adeguato e sostenibile da parte dei candidati ci potremmo e dovremmo aiutare con le statistiche. Nel corso degli anni le dichiarazioni delle spese elettorali sostenute sono state depositate nelle Corti di appello e quindi disponibili. Si potrebbero studiare questi dati per avere indicazioni su dove e come mettere la soglia di spesa per candidato.

Questa regola dell’ importo fisso e dell’importo variabile per definire il limite di spesa di una campagna elettorale vale anche, ovviamente, per la Camera dei Deputati. Nel caso quindi di uno dei 100 collegi per l’elezione dei Deputati avremo limiti di spesa compresi tra i €55.000 e €60.000.

Come noto i collegi della Camera dei Deputati, definiti dall’Italicum, avranno un numero di abitanti compreso fra 500.000 e un milione.

Inoltre i candidati alla Camera presumibilmente faranno campagna elettorale a coppia, un uomo e una donna in ticket. La doppia preferenza di genere dell’Italicum suggerisce proprio di procedere così: con candidature abbinate. Sommando quindi i limiti di spesa dei due candidati arriviamo a una cifra simile o forse maggiore di quella a disposizione di un candidato senatore. Con la grande differenza, per continuare con l’esempio campano, della dimensione del Collegio. Per la Camera dei Deputati al massimo un milione di abitanti e per il Senato quasi 6 milioni.

Su questo punto quindi ritengo indispensabile intervenire.

 Chi finanzia le campagne elettorali?

 Passiamo però al secondo aspetto forse il più interessante: Chi finanzia le campagne elettorali dei candidati parlamentari? La normativa attuale prevede che entro tre mesi dalla proclamazione i candidati, eletti e non, presentino un rendiconto delle spese sostenute alla Corte di Appello.

A giochi ormai fatti e con poca trasparenza nei confronti dei cittadini si presentano queste dichiarazioni. Il punto sta proprio qui: se già proclamati, i neo-parlamentari possono essere sanzionati, al limite fatti decadere, solo per decisione della Camera di appartenenza. Oltre ai tempi lunghi per prendere questa decisione sì decide in base alla opportunità politica.

Infine c’è poca trasparenza sui nomi delle persone e delle aziende che hanno finanziato la campagna elettorale di un candidato. Le dichiarazioni depositate alla Corte di Appello dovrebbero essere rese disponibili online rapidamente per consentire ai cittadini di sapere chi finanzia un certo candidato.

Sarebbe importante che si sapesse prima del voto, durante la campagna elettorale, chi sta finanziando i vari candidati.

Sapere ad esempio, che un’azienda presente in un certo collegio elettorale finanzia magari al 100% un candidato è un’informazione importante da dare agli elettori poiché è presumibile che una volta eletto il candidato sarà condizionato da questo finanziamento nella sua azione politica e parlamentare.

Bisogna, inoltre, valutare se introdurre per legge un divieto di finanziamento delle campagne elettorali da fonti estere. In molti Paesi questo avviene, al fine di evitare ingerenze della politica nazionale da parte di governi o istituzioni straniere.

Infine ci sono forse da considerare le capacità di indagine che ha il collegio regionale di garanzia elettorale presso la Corte d’Appello: per ora si limita a ricevere le dichiarazioni, il rendiconto e a valutarne la correttezza formale. Ad esempio, chi controlla se un candidato omette di dichiarare contributi ricevuti per la sua campagna elettorale?

Chiudo con una esperienza personale; quale membro del Consiglio di Europa mi sono recato spesso in altri paesi europei per i cosiddetti monitoraggi elettorali. In queste occasioni valutiamo tutto il processo elettorale in un dato Paese e uno dei punti in cui si concentra maggiormente la nostra attenzione è proprio il finanziamento delle campagne elettorali sia dei singoli candidati sia dei partiti o movimenti politici.

In Italia questa attenzione non c’è oppure ci si limita al finanziamento pubblico dei partiti e dei movimenti politici che pure è un tema importante ma che è solo un aspetto di un problema più generale sulla qualità democratica delle nostre elezioni.