I minori non accompagnati sono una emergenza umanitaria

minore non accompagnatoOggi sono intervenuto in aula sul tema delle direttive europee approvate oggi e riferite all’accoglienza dei richiedenti asilo. Fra questi un numero altissimo, circa il 10%, sono minori non accompagnati. Sono oltre 10mila solo nel 2014. Si tratta di una emergenza più grave dentro l’emergenza dei migranti.

Oggi il Governo ha ottenuto una delega, praticamente in bianco, per l’adozione di un testo unico in materia di protezione internazionale e di protezione temporanea.  Ora mi aspetto che il Governo rapidamente la usi in modo da mitigare le sofferenze di tanti minori soli.

Ecco il testo del mio intervento:

ORELLANA (Misto-ILC). Signor Presidente, onorevoli colleghi, sottosegretario Gozi, siamo chiamati oggi ad esaminare in modo congiunto i disegni di legge relativi alla delega al Governo per il recepimento delle direttive europee e l’attuazione di altri atti dell’Unione europea (legge di delegazione europea 2013-secondo semestre) ed alle disposizioni per l’adempimento degli obblighi derivanti dall’appartenenza dell’Italia all’Unione europea (legge europea 2013-bis).

Vorrei soffermarmi, in particolare, sulla legge di delegazione europea che prevede il recepimento di due importanti direttive europee sull’asilo: la direttiva 2013/32/UE, recante procedure comuni ai fini del riconoscimento e della revoca dello status di protezione internazionale, e la direttiva 2013/33/UE, recante norme relative all’accoglienza dei richiedenti protezione internazionale.

All’articolo 7 è inoltre prevista una delega al Governo per l’adozione di un Testo unico delle disposizioni di attuazione della normativa dell’Unione europea in materia di protezione internazionale e di protezione temporanea. Come la cronaca ci insegna, sono tutti temi di grandissima attualità e gravità, nonché di interesse di tutta l’opinione pubblica italiana.

Questa sarebbe quindi potuta essere l’occasione per dotare il nostro Paese di un corpus di norme organico per la disciplina della protezione internazionale, che avrebbe garantito un livello di tutela maggiore, non solo per i migranti, ma anche per chi quotidianamente si trova a dover fronteggiare questa drammatica emergenza – sto parlando di tutti gli operatori che nell’ambito della missione Mare nostrum aiutano a salvare tante vite umane – mentre si è tramutata, a mio avviso, in una grande occasione mancata.

Mi riferisco, in particolare, alla sorte toccata agli articoli 8 e 9 durante l’iter di approvazione del provvedimento alla Camera, inseriti nel corso dei lavori in Commissione e poi improvvisamente stralciati in fase di approvazione in Aula. Tali articoli, poi parzialmente ripresi da un ordine del giorno in Commissione, miravano essenzialmente a fornire dei criteri specifici per l’adozione delle già citate direttive, introducendo principi di assoluta rilevanza, atti, non solo a rendere più efficaci e sistemiche le procedure vigenti, le cui lacune e disfunzioni sono da tempo note (basta ricordare la forte censura nei confronti del nostro Paese contenuta in un rapporto del settembre del 2012 pubblicato dal Commissario per i diritti dell’uomo del Consiglio d’Europa, Nils Muižnieks), ma anche a rafforzare gli standard di garanzia previsti dalla normativa attualmente in vigore ed in particolare quelli previsti nei confronti dei minori non accompagnati.

Di particolare importanza erano le norme miranti ad assicurare la professionalizzazione del personale deputato alla valutazione delle singole domande di protezione, garantendo, al contempo, che il personale preposto alla valutazione delle domande di asilo sia in numero sufficiente ad assolvere i compiti previsti a seconda delle variazioni nel tempo del numero delle richieste. Stiamo assistendo ad un boom - purtroppo – di queste richieste e dovrebbero essere adeguatamente corrispondenti le persone che possono assolvere a questi compiti.

Inoltre, di particolare importanza erano le norme miranti a garantire uniformità di interpretazione dei criteri per il riconoscimento della protezione internazionale, nonché il rispetto delle garanzie procedurali, attraverso meccanismi di monitoraggio delle condizioni di accoglienza e controllo della qualità del sistema, così come le norme volte a rafforzare i livelli di garanzia per i minori non accompagnati e per le persone vulnerabili di cui all’articolo 8 del decreto legislativo 30 maggio 2005, n. 140, sulla base di una valutazione individuale.

Se mi è consentito, vorrei spendere qualche parola in più sull’argomento. I minori stranieri non accompagnati rappresentano il 10 per cento del totale dei migranti arrivati via mare. Secondo le stime, su un totale di circa 59.400 migranti arrivati dal 1° gennaio al 22 giugno 2014, più di 9.300 sono minori, oltre 6.000 dei quali non accompagnati, di un’età media compresa tra i 14 ed i 17 anni (ma con alcuni casi anche di minori di 12-13 anni). Essi provengono tutti da aree caratterizzate da conflitti, emergenze umanitarie o situazioni di grave pericolo o insicurezza per la popolazione. Dietro questi numeri impressionanti ci sono storie passate di violenza, abbandono, povertà e – oggi – solitudine. Sono ragazzi che arrivano in Italia senza adulti di riferimento che li accompagnano e, per questo, sono più esposti a nuovi abusi, pericoli e sfruttamento. Ad oggi la prima accoglienza è purtroppo fatta in modo emergenziale: i minori sono ospitati in strutture spesso inadeguate, dove restano in attesa di essere trasferiti altrove e di cominciare un percorso di integrazione. Questa attesa può però durare mesi, anche perché spesso le comunità di destinazione sono già al limite della loro capacità di ricezione, per usare un eufemismo.

In merito a questo, vorrei ricordare il disegno di legge presentato dalla mia collega, senatrice Bignami, che purtroppo non è oggi presente, il cui precipuo scopo è quello di colmare l’assenza di una disciplina generale a favore di tutti gli immigrati portatori di esigenze particolari. Si tratta di un buon provvedimento che, se approvato, garantirebbe un consistente passo avanti nell’ambito della protezione internazionale e nella tutela dei diritti umani, ma che, come troppo spesso accade, si è arenato negli insondabili meandri dei nostri lavori parlamentari.

Tornando all’eliminazione degli articoli, dunque, quello che rimane è una vera e propria delega in bianco al Governo per l’adozione di un Testo unico che raccolga tutte le disposizioni di attuazione degli atti dell’Unione Europea in materia di asilo e di protezione sussidiaria. Quindi, questa è la delega in bianco che stiamo dando al Governo, che però – non è una battuta ironica – non vedo citata nel sito Internet «Passodopopasso». Mi auguro che, anche con questa modalità pubblicitaria (diciamo così), possa essere un segno di vera attenzione ad un problema di umanità, perché di questo stiamo parlando.

Ad ogni modo, questa delega in bianco desta notevoli perplessità dal punto di vista della legittimità costituzionale. La stessa relazione della Commissione affari costituzionali del Senato evidenzia come nella delega di cui all’articolo 7, comma 1, sarebbe necessario indicare espressamente i principi e i criteri direttivi per il suo esercizio.

Si dovrebbe pertanto logicamente ritenere che la delega riguardi un testo unico meramente compilativo, unica ragione che potrebbe giustificare l’assenza dei suddetti criteri di delega. Tralasciando di evidenziare la palese inutilità di un testo unico meramente compilativo in questo ambito, mi chiedo per quale ragione il Governo non abbia scelto di utilizzare la procedura semplificata per l’adozione dei testi unici compilativi, che non prevede la necessità di una delega specifica, come invece si prevede in questo articolo 7.

Concludo ricordando che l’articolo 10 della Costituzione riconosce il diritto d’asilo allo straniero che non gode delle libertà democratiche, a dimostrazione dell’alto valore che tale dritto ha nell’ordinamento giuridico italiano. Ripeto, la soluzione del problema, non sta nel respingere queste persone, bollandole come ipotetiche minacce per il nostro sistema o per la nostra salute, come qualche politico, o supposto tale, ultimamente va blaterando; la soluzione sta nel dotarci, il più rapidamente possibile, di efficaci strumenti per garantire la tutela dei più deboli e di chi, ogni giorno, lotta per difenderli e questo non è buonismo di destra o di sinistra, è umanità.