Il mio intervento al Convegno “Rete e democrazia. Politica, informazione e istruzione”, presso l’Istituto Superiore “Carlo Pisacane” di Sapri

Da quando io avevo la vostra età e studiavo proprio qui a Sapri sono passati circa 40 anni e molte cose sono cambiate.

Potrei raccontarvi di come si viveva bene qui allora perché si facevano vere amicizie (e molte le ho conservate fino ad oggi), si viveva in un ambiente sano e, per me, che provenivo da un’altro paese, da un altro continente la integrazione nella realtà italiana locale è stata talmente naturale, positiva e ovvia che non esisteva neanche il termine, intendo integrazione, per definirla.

Questo però sarebbe inevitabilmente un discorso legato al ricordo della adolescenza, ai momenti belli della gioventu e in definitiva poco interessante.

Parliamo qui ora delle grandi novità di questi lunghi quarant’anni nella comunicazione e nei cittadini-elettori. Ne parlo in qualche modo da una posizione privilegiata. Mi sono laureato in informatica nei lontani anni ’80 e, per trent’anni, ho lavorato nell’informatica e nelle telecomunicazioni. Ho quindi una conoscenza tecnica a cui ho aggiunto in questi 5 anni della legislatura che sta finendo una significativa esperienza parlamentare.

Consentitemi qualche necessaria premessa storica e di cronaca.

Innanzitutto è caduto il Muro di Berlino nel 1989 che, sommato alla stagione giudiziaria del 1992, ha sconvolto la realtà politica italiana. Sono scomparsi i partiti del cosiddetto arco costituzionale, alcuni travolti dalle indagini, come la Democrazia Cristiana, altri cambiando nome e pelle, come il Partito Comunista Italiano. Sono nati nuovi partiti come Forza Italia di Berlusconi e altri hanno preso maggior vigore come la Lega di Bossi.

Questi eventi han portato 2 grandi conseguenze che si sono sviluppate nel corso degli anni successivi: la fine dei partiti popolari e la fine delle ideologie.

Questi 2 processi hanno portato a una maggiore volubilità o, usando un termine borsistico, maggiore volatilità del voto. L’elettore, che in passato votava tutta la vita lo stesso partito per ragioni ideologiche che prescindevano quindi dai risultati ottenuti o meno nel governo del Paese, ora invece più facilmente vota per partiti differenti nel corso della sua vita ma talvolta anche nello stesso appuntamento elettorale.

Questo è sicuramente un fatto positivo. Un elettore, non ingabbiato da sovrastrutture ideologiche spesso totalizzanti, sceglie sulla base di informazioni, notizie e valutazioni personali a chi dare il proprio voto.

A questo punto è evidente che le informazioni su cui si basa il convincimento di ogni singolo cittadino-elettore sono fondamentali proprio per garantire un voto consapevole e informato.

Cosa è avvenuto in questi decenni nel campo della informazione che per quanto detto assume un valor ancor più rilevante rispetto al passato nell’orientare il voto degli elettori? Tanto, molto è cambiato sia nei media più tradizionali sia nei nuovi media di comunicazione nati durante questi ultimi decenni.

La carta stampata ha ridotto la sua diffusione e, forse, la sua rilevanza. Meno testate e meno copie vendute. La televisione è invece cresciuta molto in termini sia tecnici (diffusione via satellite, in digitale, via internet) e sia di offerta (sono nati decine e decine di nuovi canali molto spesso tematici ma tanti anche molto impegnati nella attualità politica e sociale). Sono nati canali televisivi di sole notizie.

Nel frattempo internet è nata e si è evoluta. Si è passati da una comunicazione monodirezionale: il sito web che si aggiornava periodicamente con nuove notizie a disposizione della utenza a una comunicazione bidirezionale: il sito web riceve dai propri lettori notizie di prima mano (esempio il sito youreporter.it) e commenti immediati con interazione fra i gestori del sito e i propri utenti e fra gli utenti stessi fra loro. Si parla quindi di web 2.0, di prosumer, etc.

I più grandi cambiamenti poi avvengono con l’avvento e il successo dei social network.

Vediamo passare sul nostro profilo facebook notizie e informazioni personali, sociali, culturali e anche politiche in un flusso ininterroto e indistinto che anche noi contribuiamo ad alimentare. In questo flusso si mischiano e si confondono notizie vere, notizie false eppure verosimili e notizie palesemente false. Siamo invitati e ci diventa naturale inserire un like, commentare il post, condividerlo. Tutte cose che facciamo più volte quotidianamente e alle quali cui, immagino, siete abituati.

Per molti questo è diventato la unica o almeno la principale fonte di informazione. La propria opinione del Paese, del mondo e della società in genere si forma sulla base di questo continuo flusso informativo.

Come saprete questo flusso informativo non è uguale per tutti ma Facebook ne prepara uno per ognuno di noi sulla base delle amicizie che abbiamo, dei gruppi di cui facciamo parte, delle preferenze che abbiamo espresso, delle parole che abbiamo cercato. Come si suol dire, siamo stati profilati. Col tempo, noi orientiamo facebook affinché ci garantisca questo flusso informativo “personalizzato” e, contemporaneamente, questo flusso informativo condiziona le nostre opinioni, scelte, orientamenti.

Quali conseguenze ha tutto questo nella società? Tante e di diverso genere.

Tante positive. Le abbiamo in parte dette. Notizie ricevute da testimoni diretti, non filtrate da nessuno. Notizie più tempestive. I quotidiani pubblicano le notizie del giorno precedente. Su facebook trovi notizie mentre avvengono.

La profilutra degli utenti ha diverse conseguenze: da una parte ti può rassicurare perché ricevi informazioni, commenti, aggiornamenti da altri utenti che la pensano più o meno come te. Magari ti aiuta sentirti parte di una comunità che, ad esempio, crede a una teoria diciamo fantasiosa ed entrando in contatto con altri che credono a questa teoria ne rafforza il convincimento. Psicologicamente aiuta.

D’altra parte consegnare tante informazioni personali a facebook può in futuro danneggiare una persona anche nella ricerca di un lavoro, ad esempio. E’ noto che i selezionatori del personale nella aziende private controllano il profilo facebook di chi stanno esaminando. Questo può condizionare la scelta. Faccio un esempio: un vostro hobby o il praticare uno sport estremo possono spingere il selezionatore a preferirvi un candidato più, diciamo, tranquillo.

Inoltre, non essendoci alcun controllo sulle fonti di informazione (leggiamo post di altri utenti) è molto facile che ci vengano fornite informazioni totalmente false o, peggio ancora, false ma verosimili. Queste vengono chiamate “fake news” o, per usare un termine italiano, “bufale”. In realtà il termine inglese sta più a indicare la falsa notizia che però risulta credibile in quanto verosimile. In italiano, il termine bufala indica la bugia bella e buona, palese, chiara e quindi la notizia falsa, risultando palesemente falsa, è meno credibile e meno pericolosa.

Chi però può avere interesse a diffondere queste “fake news”? Possono essere tante le ragioni per diffonderle. Possono essere motivazioni geopolitiche: da tempo, si sostiene che la Russia, al fine di destabilizzare alcuni nazioni occidentali, abbia messo in piedi una organizzazione che opera su internet per orientare l’opinione pubblica tramite anche fake news. Non so se sia vero ma potrebbe esserlo.

In Italia, dove il fenomeno è molto rilevante, credo prevalga la motivazione economica. Sono proliferati i siti che producono fake news scritte per attirare l’utente che, cliccando sull’indirizzo internet del sito e accedendovi, legge pubblicità online. Per questa pubblicità il sito di fake news viene ben retribuito. E’ il fenomeno del clic baiting. Per ogni clic di un utente qualche centesimo di euro ai gestori del sito (spesso creati all’estero).

Considerando poi che l’argomento che più attira la attenzione degli utenti ed è pure più controverso è la politica, ecco che le fake news sono in maggioranza di soggetto politico. Gli esempi di fake news sono innumerevoli e, si teme, stanno orientando l’elettorato nelle proprie convinzioni che poi si tramuteranno in voto.

Sembra che ci sia poco da fare per contrastare questo fenomeno. Le aziende proprietarie dei siti di fake news sono in altre nazioni ma anche quando si tratta di siti italiani si presentano come siti di satira politica. Diciture con caratteri minuscoli a fondo pagina avvisano che quanto riportato è satira politica e comunque non corrisponde al vero. Il vantaggio economico è stato comunque ottenuto.

Una possibilità per difendersi dalle fake news è di consultare siti dei cosiddetti “debunker” ovvero quelle persone o gruppi che si impegnano a segnalare i siti di fake news. Ne esistono   alcuni ben noti e apprezzati.

Credo però che la vera forma di contrasto a queste fake news sia quello di affinare il proprio spirito critico. Alcuni indizi per capire che siamo di fronte a una fake news sono il nome del sito: ad esempio: un sito che si chiama “il fatto quotidaino” è evidentemente un sito di bufale ma in tanti, senza badare troppo al controllo della fonte, credono in quello che c’è riportato e addirittura condividono.

Un’altra conseguenza decisamente negativa è la possibilità di diffamare o di ingiuriare una persona senza che, di fatto, questo reato, perché di reato si tratta, possa essere perseguito condannando chi lo compie. Soprattutto la vittima non ha modo di difendersi adeguatamente.

Queste false notizie possono infatti colpire un singolo cittadino che viene diffamato o ingiuriato. L’origine di questo può essere sia un sito internet e sia, più comune, un altro utente della stessa rete sociale.

In passato, l’ingiuria o la diffamazione avveniva solo verbalmente e i testimoni potevano in un processo confermare l’avvenuta diffamazione o ingiuria. Oppure avveniva sulla carta stampata dove, come si dice “scripta manent” e il direttore responsabile risponde di quanto pubblicato sulla sua testata giornalistica.

Adesso la diffamazione, la ingiuria può provenire da un utente di una rete sociale di cui è difficile la identificazione o comunque la certezza sull’autore dello scritto. Inoltre, la ingiuria verbale ha una diffusione limitata ai presenti e la iniguria o la diffamazione sulla stampa ha anch’essa una diffusione limitata alla tiratura delle copie o, meglio alle copie vendute. La diffamazione su internet invece è molto difficile da bloccare ed è molto pervasiva. Passa da un profilo all’altro, viene condivisa e diventa, come si suol dire, virale. I danni che può arrecare sono quindi molto maggiori.

Una maldicenza, una montatura riferita a un minorenne può essere devastante. Non sono pochi i casi, purtroppo, di adolescenti che fanno genti estremi non reggendo la loro reputazione distrutta in rete.

Da parte mia, ho presentato insieme al collega Battista un disegno di legge per contrastare l’anonimato nelle rete sociali. Bisogna responsabilizzare chi scrive su facebook o twitter perché non si tratta di una terra di nessuno, senza regole e senza legge. Chi scrive qualcosa su qualcuno o su qualcosa si prende la responsabilità di cosa scrive. In modo libero ma responsabile. Senza censura.

Censura che, badate bene, esiste quando Facebook blocca utenti o post e che applica verso alcuni temi o immagini secondo criteri che lasciano perplessi. Criteri che potremmo definire di un puritanesimo tipicamente americano che non corrispondono alla nostra sensibilità.