La Corte ha fatto il suo, ora tocca al Parlamento!

 

Dopo la ultima sentenza della Corte costituzionale vediamo con quali leggi si potrebbe andare al voto immediatamente usando le leggi che sono, di fatto, attualmente in vigore.

Alla Camera si può applicare l’Italicum (legge 52/2015) integrato dalle indicazioni della sentenza del gennaio 2017.

Al Senato si può applicare il “Porcellum” (legge 270/2005) integrato dalle indicazioni della sentenza del gennaio 2014.

Facciamo qui sotto un confronto tabellare fra i due sistemi attualmente in vigore.

 

Caratteristica Camera Senato Note
Base regionale NO SI La base regionale per la elezione del Senato è prevista all’articolo 57 della Costituzione.
Numero di collegi 100 21 Base regionale per Senato. Collegi di circa 500mila elettori cadauno alla Camera che eleggono fra 4 e 9 deputati cadauno.
Proporzionale SI SI Per entrambe le Camere si tratta di un sistema elettorale proporzionale (con il metodo dei quozienti interi e dei più alti resti)
Sbarramento 3,00% 8%, 20% Sbarramento al Senato applicato su base regionale per la singola lista all’8% e al 20% per la coalizione. La coalizione che non supera lo sbarramento del 20% ma al cui interno una lista supera l’8% concorre comunque alla ripartizione dei seggi senatoriali.
Premio di maggioranza SI NO Assegnato alla Camera un premio di maggioranza (che corrisponde a 340 deputati su 630) alla lista che supera il 40% dei voti validi.
Preferenze NI SI Entrambi i sistemi prevedono le preferenze con la grande differenza, alla Camera, della presenza dei capilista. Per la elezione della Camera l’elettore potrà esprimere fino a 2 preferenze, al Senato una sola.
Parità di genere SI NO Alla Camera l’elettore può indicare una o due preferenze. In quest’ultimo caso le preferenze devono andare a candidati di sesso diverso. Le liste devono essere composte da candidati di sesso diverso in parti eguali (50% di candidati per ogni sesso). I candidati capilista non possono appartenere per più del 60% allo stesso sesso.Nessuna prescrizione per la elezione dei senatori.
Capilista bloccati SI NO Capolista bloccato implica che il primo eletto per una lista in un dato collegio è il capolista. L’eventuale secondo eletto per quella lista in quel collegio viene scelto con le preferenze. Così pure per altri eventuali eletti per quella lista in quel collegio. Al Senato non esistono i capilista bloccati.
Pluricandidature NI SI Alla Camera i candidati possono presentarsi fino a 10 collegi purché come capolista. Non è ammessa la pluricandidatura se non si è capilista.Al Senato è consentita la pluricandidatura senza alcun limite.
Eletti all’estero 12 6 La circoscrizione Estero è divisa in più collegi (Europa, Africa-Asia-Oceania, America del Nord, America del Sud)
Ballottaggio fra le prime 2 liste senza soglia NO NO La sentenza ha bocciato il ballottaggio fra le prime 2 liste senza una soglia minima per tali liste. Occorre attendere le motivazioni della sentenza del 2017 per capire la ammissibilità di altre forme di ballottaggio.
Coalizioni di liste NO SI Alla Camera non è ammessa la presentazione di coalizioni di liste.
Età minima dell’elettore 18 anni 25 anni Si mantiene il differente limite d’età per poter votare per le due Camere

 

Con questa situazione si può dire che abbiamo 2 sistemi elettorali “omogenei”? Direi di no.

In fondo è solo questa la unica condizione che ha posto il Presidente della Repubblica e ritengo necessario rispettarla.

In un ramo del Parlamento, al Senato, avremo le coalizioni utili solo a superare lo sbarramento e formate su base regionale mentre alla Camera non ci sarebbero coalizioni ma singole liste. Certamente una volta eletti i parlamentari potranno organizzarsi in differenti gruppi stravolgendo le alleanze elettorali ma questo non sarebbe un bel segnale per gli italiani.

Con questi due sistemi avremo, ad esempio, una Camera composta da deputati in gran numero eletti senza preferenze (presumibilmente almeno il 50% di capilista eletti) e un Senato composto da senatori eletti tutti con le preferenze.

Avremo un gruppo di deputati eletti con le preferenze all’interno di collegi mediamente di 500mila elettori con conseguente livello di spese della campagna elettorale personale. In tanti considerano questa dimensione dei collegi come eccessiva (e forse effettivamente è così) proprio per le spese della campagna elettorale personale ma almeno ci sarebbe uniformità di dimensione fra tutti i cento collegi in cui è divisa l’Italia.

Di contro, tutti i senatori sarebbero eletti in collegi che corrispondono alle intere regioni con spese elettorali relative alla dimensione della regione stessa. In questo caso avremo una grande disomogeneità poiché si passa dai quasi 8 milioni di elettori della Lombardia al piccolo Molise con poche centinaia di migliaia di elettori. Con le preferenze occorre porsi il problema della dimensione dei collegi e la legge al Senato, alla quale, ricordo, è stata la Corte a eliminare le liste bloccate introducendo le preferenze, non ne tiene conto affidandosi alla variabile dimensione regionale. Se il senso ultimo delle preferenze è di garantire una maggiore vicinanza fra gli eletti e i territori di cui sono espressione la dimensione del collegio è un fattore determinante ed entrambe le leggi sono lontanissime da queste esigenza democratica.

Avremo una Camera dei deputati con presumibilmente una buona pattuglia di deputate e un Senato con minore rappresentanza femminile.

Sono solo alcuni esempi e mi sembra quindi ragionevole procedere con nuove leggi elettorali in entrambi i rami del Parlamento.

Il Parlamento potrà così decidere che tipo di legge elettorale e conseguentemente che tipo di sistema politico vogliamo per l’Italia.

Vogliamo il ritorno alla Prima Repubblica con un proporzionale puro che rischia di non dare governabilità al Paese oppure vogliamo una alternativa? Vogliamo parlamentari espressione dei territori di provenienza oppure no?