Le navi delle ONG attraggono i migranti? Lo stesso si diceva di Mare Nostrum …

 

Nel corso delle ultime settimane si è molto parlato del ruolo delle ONG nel salvataggio dei migranti. E’ stato ed è oggetto di feroci polemiche politiche. Un argomento controverso e divisivo.

In Parlamento di questo tema se ne stanno occupando almeno 2 differenti indagini conoscitive: il comitato bicamerale Schengen (di cui sono membro) e la commissione difesa del Senato.

Tutto questo interesse per l’argomento è nato da un articolo del Financial Times di qualche mese fa che ipotizzava vicinanze fra alcune ONG operanti nel Mediterraneo centrale e le organizzazioni criminali che gestiscono in Libia il terribile traffico di esseri umani.

Per primo il Comitato Schengen ha iniziato un ciclo di audizioni iniziando, il 22 marzo scorso, dal procuratore di Catania Carmelo Zuccaro che, come noto, ha ipotizzato collusioni fra alcune ONG e scafisti e ha puntato il dito contro gli elevati costi, secondo lui insostenibili e di conseguenza sospetti, che le ONG sostengono per mantenere alcuni natanti in mare.

Dopo questa audizione si sono susseguite audizioni di responsabili di ONG (Sea-Eye, MOAS, Sos Mediterranee) e del contrammiraglio Carlone Capo del III Reparto Piani e Operazioni del Comando generale del Corpo delle Capitanerie di Porto-Guardia Costiera.

Contemporaneamente analoghe audizioni avvenivano alla commissione difesa del Senato fra le quali la più lunga e nota è stata quella, di nuovo, del procuratore di Catania Carmelo Zuccaro di mercoledì 3 maggio scorso.

Cosa è emerso sinora da queste audizioni?

E’ emerso che le ONG stanno tentando di sopperire, nel salvataggio degli esseri umani, a quanto in passato, fino alla fine del 2014, veniva effettuato dalla nostra Marina Militare con la missione Mare Nostrum che aveva come fine il salvataggio di essere umani. Infatti le attuali missioni (Triton, Eunavformed) non hanno lo scopo di salvare le vite dei migranti anche se, ovviamente, intervengono prontamente in caso di chiamata da parte del centro di coordinamento della Guardia Costiera di Roma (il cosiddetto MRCC). La loro “mission” è il controllo delle frontiere piuttosto che il contrasto del traffico d’armi.

Come spesso accade quando l’attore privato si sostituisce al pubblico sorgono dubbi sulle modalità e le finalità per cui questo avviene. Ad esempio, a garantire la sicurezza dei cittadini ci pensano le forze dell’ordine (Carabinieri, Polizia, etc.) anche controllando e pattugliando le nostre strade, le nostre piazze. Avviene anche però che i cittadini si organizzino in ronde più o meno organizzate per la attività di pattugliamento. Non è una soluzione che a me piace. Sorgono dubbi su come queste ronde organizzate, sorgono sospetti che queste ronde abbiano come secondo fine quello di alzare il livello di preoccupazione sociale sulla sicurezza magari per fini elettorali.

Ecco qualcosa di analogo, di simile sta avvenendo in questa vicenda.

Le ONG private si stanno sostituendo all’intervento pubblico della nostra Marina Militare, Guardia Costiera e altri navi militari di altre nazioni europee.

Nel fare questo, salvare vite in mare, le ONG sono accusate di stimolare le partenze. In realtà su questo aspetto ovvero quello che in inglese si chiama “pull factor” ci sono informazioni discordanti. Secondo Frontex è così. La presenza delle imbarcazioni delle ONG avrebbe come conseguenze non volute (“unintended consecuences”) un’incentivazione delle partenze da coste libiche.
Di diverso avviso la nostra Guardia Costiera che in occasione della audizione del contrammiraglio Carlone al Comitato Schengen ha depositato una nota dove si legge, testualmente: ”
… non risulta esservi alcuna correlazione statistica tra la presenza di assetti ONG ed incremento di partenze di imbarcazioni dalla Libia“. Più avanti si può leggere: “in molteplici giornate, a fronte di una massiccia presenza di assetti ONG non si sono registrate partenze dalla Libia“. Queste affermazioni della Guardia Costiera smentiscono sia il “pull factor” sia i supposti contatti fra ONG e scafisti.

In effetti, a suo tempo, anche la missione Mare Nostrum era stata accusata di provocare lo stesso effetto attrattivo ma poi è stato smentito dai fatti. Finita Mare Nostrum le partenze sono addirittura aumentate.
Personalmente credo che le organizzazioni criminali senza scrupoli continuerebbero a mandare gommoni in mare anche se fossero certi che nessuno viene salvato.

Provo a fare una provocazione: se tutte le navi nel Mediterraneo smettessero di salvare i migranti nei loro gommoni facendo diciamo uno “sciopero dei salvataggi” i trafficanti di esseri umani smetterebbero di far partire i gommoni dalla Libia? No, li manderebbero a morire in mare senza alcuno scrupolo.

In conclusione, le ONG non sono il problema e neanche la soluzione per i massicci arrivi di migranti dalla Libia. Opera, per quello che possono, nel salvataggio di esseri umani.

La soluzione si trova in Africa. In primis in Libia che dovrebbe stabilizzarsi e con un governo efficace controllare le proprie frontiere meridionali, sahariane. Bisogna evitare che partano le carovane di camion che attraversano il Sahara, attraversano tutta la Libia da sud a nord potendo così arrivare fino alle coste mediterranee della Libia.

Poi bisogna aiutare i paesi africani da cui partono donne e uomini affinché le loro economie diano una vita dignitosa a tutti, diano la prospettiva di una vita migliore contenendo anche la crescita demografica.

C’è tanto da fare insomma come Italia e come Europa; non serve certo criminalizzare le ONG