Legge elettorale: si fa per tempo o si fa con chi ci sta

Oggi al Consiglio d’Europa ha preso la parola Gianni Buquicchio, presidente della Commissione di Venezia, organo che si occupa, fra le tante attività, di definire standard sullo stato di diritto. Fornisce la sua autorevole consulenza in tema costituzionale, in temi giuridici e anche elettorali. Ad esempio, membri della Commissione di Venezia partecipano attivamente alle missioni di monitoraggio elettorale ma anche e soprattutto giudicano la bontà delle leggi elettorali dei paesi membri del Consiglio di Europa. Questo avviene su richiesta dello Stato membro. L’Italia però non chiede mai pareri alla Commissione di Venezia.

In realtà quasi mai perché in passato, qualche anno, fa l’Italia chiese un parere sulla legge elettorale del Trentino. Unico caso sinora. Per la legge elettorale delle elezioni politiche nazionali mai.
Qualcuno cita invece la Commissione di Venezia perché ha indicato, come buona pratica, di evitare di modificare la legge elettorale a ridosso del suo utilizzo. Ha indicato in un anno quale periodo congruo affinché la nuova legge elettorale non possa essere considerata dagli elettori come fatta in favore di chi l’ha scritta ovvero, in generale, la maggioranza che governa. Questo tempo servirebbe a eliminare il sospetto che la maggioranza se la cucia sulle proprie necessità. Per fugare qualsiasi sospetto è dunque auspicabile che la legge elettorale venga fatta per tempo.
Questa legge in corso di approvazione ora, il Rosatellum bis, nasce quindi con questa criticità. Si sta esaminando a pochi mesi dal voto. L’unico modo per superare questo problema è che la legge elettorale nasca col maggior consenso possibile da parte dei partiti di maggioranza e opposizione. A giugno si era tentato ma il tentativo era fallito nonostante l’accordo fra tante forze politiche (PD, FI, Lega, M5S) e ora ci si riprova con un accordo di minore portata (PD, FI e Lega).
Alla prova dei fatti però si è resa necessaria la fiducia per mandare avanti la legge. Un segno di debolezza e di scarsa coesione di chi la sostiene.
Per un quadro complessivo vanno ricordate però altre cose. In questa legislatura si era approvata già una legge elettorale seppure limitata alla elezione della Camera dei deputati. Con largo anticipo rispetto alla fine della legislatura e rispettando quindi le indicazioni della Commissione di Venezia si era approvato l’Italicum. Come noto, la Corte costituzionale ha bocciato alcuni aspetti di quella legge. Non tutta la legge ma alcuni aspetti che la Corte ha ben motivato. Si sarebbe potuto e dovuto usare quella legge, apporre le correzioni proposte dalla Consulta, estenderla al Senato e avremmo avuto una nuova legge elettorale sicuramente costituzionale e col congruo anticipo indicato dalla Commissione di Venezia. Ad esempio, la Corte aveva indicato come incostituzionale il ballottaggio fra le prime due forze politiche senza un limite minimo per potervi accedere. Non aveva escluso totalmente il ballottaggio con il conseguente premio che avrebbe garantito governabilità. Non prevedere una soglia minima per accedere al ballottaggio era questa la criticità. Si sarebbe dovuto intervenire su quel punto e non buttare via tutta la legge.
Va detto anche che dopo il referendum di dicembre scorso non si è proceduto con la nuova legge elettorale perché si considera, in Italia, che appena si fa una legge elettorale si va al voto. Al contrario di quanto segnala la Commissione di Venezia che indica un anno fra una nuova legge elettorale e l’appuntamento con le urne. Questa idea, questa convinzione, errata ma consolidata, che una nuova legge elettorale produca immediatamente elezioni ha indotto a non approvarne una il prima possibile. Approvare una nuova legge elettorale a gennaio o febbraio di quest’anno, secondo molti, avrebbe indebolito il governo Gentiloni che invece si è dimostrato autorevole e stabile per le indubbie capacità del primo ministro.
Queste mie considerazioni possono sembrare tardive e inficiate dal senno di poi. Non credo sia questo il punto. Credo invece che le attuali difficoltà, le attuali forzature nascono anche dal dimenticare di seguire i buoni consigli, i validi suggerimenti che organismi di cui pure facciamo parte, come la Commissione di Venezia, ci propongono.