Liste d’attesa: opache e fonte di corruzione

Le dichiarazioni di oggi di Raffaele Cantone hanno confermato quanto si sospettava ovvero che nella sanità si annidano grosse sacche di corruzione, sprechi e inefficienza che costano oltre 23 miliardi di euro. Questo è il dato che emerge dai dati presentati nel Rapporto di Transparency Italia, Censis e Ispe-Sanità. Nella gestione opaca delle liste d’attesa, come dimostra il caso di Salerno, si trovano i casi più odiosi e che colpiscono più direttamente la salute dei cittadini.

Ho presentato quindi una interrogazione sollecitando il Ministero della Salute sulla implementazione del piano nazionale di governo delle liste d’attesa.

Ecco il testo della interrogazione:


ORELLANA - Al Ministro della salute - Premesso che:

il Sistema sanitario nazionale (SSN) è indubbiamente un’eccellenza a livello internazionale, sia per la sua universalità, sia per la qualità delle strutture e delle professionalità;

tuttavia, a partire dalla fine degli anni ’80, sono emerse alcune significative incongruenze tra domanda di salute ed offerta delle prestazioni, che hanno dato luogo a squilibri ancora oggi in gran parte irrisolti;

la crisi economica e le conseguenti misure per il controllo della spesa sanitaria pubblica (fissazione di spending cap, aumento delle quote di compartecipazione, contenimento dei listini, eccetera), adottate a partire dal 2012, hanno acuito queste problematiche, determinando un impatto negativo considerevole su equità, accessibilità ed appropriatezza delle cure;

in proposito, di particolare rilievo è il decreto ministeriale 9 dicembre 2015, recante “Condizioni di erogabilità e indicazioni di appropriatezza prescrittiva delle prestazioni di assistenza ambulatoriale erogabili nell’ambito del Servizio sanitario nazionale”, che individua tali criteri per 203 prestazioni di assistenza specialistica in ambulatorio;

l’applicazione del decreto, sin dai primi giorni dall’entrata in vigore, ha determinato l’insorgere di numerose criticità, con specifico riferimento ai tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni;

la dimensione della tempestività dell’erogazione della prestazione non è considerata e affrontata dal decreto che, nel prevedere le condizioni di erogabilità delle prestazioni, le indicazioni di appropriatezza prescrittiva e le note limitative, non introduce un tempo massimo di attesa per ciascuna prestazione, che rappresenterebbe, invece, un importante elemento di garanzia per i cittadini;

considerato che:

secondo quanto riportato dal Libro bianco sulla corruzione in Sanità, pubblicato nel 2014 dall’istituto “Per la promozione sull’etica in sanità”, il costo stimato della corruzione nel sistema sanitario italiano supera i 23 miliardi di euro;

il 5 aprile 2016 un’inchiesta della Procura di Salerno ha rivelato l’esistenza, presso l’ospedale “Ruggi d’Aragona” di Salerno, di un sistema di tangenti riguardante le liste di attesa per i malati terminali, i quali potevano anticipare le operazioni chirurgiche cui dovevano essere sottoposti pagando dai 1.500 ai 6.000 euro;

in occasione della prima giornata nazionale contro la corruzione in sanità, il presidente dell’Autorità Nazionale Anticorruzione (ANAC), Raffaele Cantone, censurando duramente quanto accaduto a Salerno, ha ricordato che nel piano nazionale anticorruzione la gestione delle liste di attesa è una delle principali fonti di criticità, come riportato da un articolo di “la Repubblica” del 6 aprile 2016,

si chiede di sapere:

se il Ministro in indirizzo non ritenga opportuno implementare i lavori per il nuovo piano nazionale di governo delle liste di attesa (2014-2016);

quali misure intenda adottare al fine di ridurre i tempi di attesa per l’erogazione delle prestazioni sanitarie e, al contempo, migliorare la trasparenza delle procedure, nel rispetto della privacy dei pazienti.

(3-02748)