PER IL NOSTRO GOVERNO LA LOTTA ALLA CORRUZIONE NON E’ URGENTE

L’ultimo Consiglio dei Ministri si è occupato di lotta alla corruzione o forse, per essere più precisi, di punizione dei corrotti.

Spiego quindi il titolo, che può sembrare contraddittorio con l’iniziativa dell’ultimo CdM, di questo mio breve scritto: il Governo sta introducendo modifiche al codice penale sul tema della corruzione tramite un normale disegno di legge e non tramite l’abusato strumento del decreto legge. Come noto il decreto legge è riservato a “casi straordinari di necessità e di urgenza” (vedi articolo 77 della Costituzione) ed è immediatamente operativo. Poi entro 60 giorni deve essere convertito in legge ordinaria.

In maniera incoerente l’attuale Governo ha ritenuto di operare tramite decreto legge per alcuni casi (per esempio regalare 12 motovedette al governo libico o per passare la competenza del turismo da un ministero all’altro) e non per interventi sulla lotta alla corruzione.
Scelte molto opinabili e, secondo me, incongruenti.
Veniamo ora al contenuto. Una premessa: non è ancora disponibile un testo e commento sui contenuti illustrati in conferenza stampa del 6 settembre u.s. e quindi sul seguente testo tratto dal comunicato di Palazzo Chigi e composto da 6 punti qui citati testualmente:
“1. l’innalzamento delle pene per i reati di corruzione per l’esercizio della funzione, con il minimo della pena che passa da uno a tre anni e il massimo da sei a otto anni di reclusione;
2. l’introduzione del divieto, per i condannati per reati di corruzione di contrattare con la pubblica amministrazione (cosiddetto “Daspo per i corrotti”) da un minimo di 5 fino a una interdizione a vita, non revocabile per almeno 12 anni neppure in caso di riabilitazione;
3. la possibilità di utilizzare anche per i reati di corruzione la figura dell’Agente sotto copertura;
4. l’introduzione di sconti di pena e di una speciale clausola di non punibilità per chi denuncia volontariamente e fornisce indicazioni utili per assicurare la prova del reato e individuare eventuali responsabili;
5. la confisca dei beni anche nel caso di amnistia o prescrizione intervenuta in gradi successivi al primo.
6. Il testo prevede, inoltre, l’assorbimento nella fattispecie del “traffico di influenze illecite” anche della ipotesi di “millantato credito”.”
A parte l’ultimo punto (è solo un tecnicismo) gli altri 5 punti li classificherei in 2 gruppi: aumento delle pene (punti 1,2 e 5) e vere novità (punti 3 e 4).
Vediamoli uno per uno.
Aumentare la pena non è mai stato efficace per contrastare un reato. Serve solo a graduare meglio la pena ma certamente non per ridurre il numero di persone che commette quel reato. Mi spiego con un esempio illuminante: negli USA, come noto, vige la pena di morte per gli omicidi eppure il tasso di omicidi è molto più alto che in Italia dove non esiste questa pena. Nessun delinquente delinque pensando di fare più o meno anni di carcere ma per tante altre ragioni fra le quali la convinzione della impunità. Questo è sicuramente vero per i corrotti che confidano di non essere presi in quanto corrotto e corruttore non hanno interesse a far emergere il reato. Confidano che non verranno mai scoperti.
L’aumento della pena non è quindi un deterrente per ridurre la corruzione ed ecco perché non definisco questo disegno di legge come “lotta alla corruzione” ma “maggiore punizione dei corrotti” dove invece il problema vero è scovare i corrotti.
Di questo si occupano gli altri 2 punti (il 3 e il 4): aiutare a trovare i corrotti, scoprire le corruttele. Come? Introducendo due figure: l’agente sotto copertura e aiutando il corrotto a fare da delatore (il c.d. “pentito”).
Credo che la figura dell’agente sotto copertura sia una figura utile nel contrasto alla criminalità organizzata ma difficilmente può essere utilmente collocata all’interno di un ufficio pubblico per scoprire corruzione. Il poliziotto o carabiniere che viene inserito in un ufficio pubblico sotto falso nome deve saper fare il lavoro di quell’ufficio e guadagnarsi con tempo la fiducia e le confidenze dei colleghi per capire se c’è corruzione. E’ una ipotesi di difficile applicabilità e di improbabile efficacia.
Forse un po’ più efficace può essere introdurre dei benefici al cosiddetto “pentito” quale lo sconto di pena. Mi preoccupa poi però leggere che si possa dare addirittura la impunibilità a chi si pente. E’ una strada molto rischiosa. Si rischia di lasciare impunito chi incassa una tangente milionaria perché ha denunciato i complici. Stiamo attenti, è una ipotesi che mi spaventa.
Mi sembrano solo scorciatoie alla più classica e corretta attività inquirente ovvero indagare sui cosiddetti “reati-spia” della corruzione: uno per tutti il falso in bilancio. Aziende che taroccano i conti sono quelle più propense a corrompere. Inoltre si potrebbe vigilare sui cambiamenti improvvisi e inspiegabili del tenore di vita di funzionari o politici.
Vi è ampia letteratura sui “reati-spia” di altri reati e su questo bisognerebbe lavorare.