Roma 12 novembre 2017 #Diversa

Torno da Roma dopo l’incontro #Diversa con diverse e contrastanti impressioni.

Innanzitutto ho percepito ancor di più la necessità di una coalizione di centrosinistra per evitare di consegnare il Paese alle destre “storiche” e alle nuove destre “populiste”. In questo concordo con le parole di Giuliano sul suicidio politico che compie il PD se si considera ancora autosufficiente. Forse era vero nella primavera del 2014 dopo la vittoria delle Europee. Forse, ma ora sicuramente no.

Purtroppo l’azione politica del PD di buona parte della legislatura è stata condotta proprio in tal senso: l’autosufficienza. Pochi vertici di maggioranza per concordare l’agenda di Governo, e di conseguenza parlamentare, ma al contrario decisioni prese all’interno di ristrettissime cerchie di decisori. Certo questo è stato anche favorito dalla presenza nel Governo di entrambi i capi dei due principali partiti (intendo Renzi e Alfano) ma è stata anche una scelta precisa. Vero anche che le decisioni più importanti sono state democraticamente votate dalla direzione PD e approvate a larga maggioranza. Forse proprio però è questo il punto: decisioni solo votate quindi non decise, ragionate, valutate con altre possibili decisioni da parte di un intero gruppo dirigente allargato anche all’esterno del PD. Il coinvolgimento e la discussione interna, la fatica del discutere, del confrontarsi è stato confuso con la vecchia politica dei caminetti che si aborriva. Mi domando però se fra l’uomo solo al comando (o quasi, estendendo al giglio magico) e i riti vecchi dei caminetti non ci sarebbe stato spazio per sedi vere di confronto, discussione e sintesi di posizioni.

Dico questo non per alimentare polemiche ma perché nella auspicata coalizione che, mi auguro, si formerà presto mi sento di proporre un problema di metodo. Dei problemi di merito sono sicuramente più altri più capaci di esprimersi. Il metodo di come tenere insieme una coalizione sia durante la campagna elettorale sia dopo, al Governo o alla opposizione che sia. Un problema da porsi.

Inoltre, sono rientrato a casa con l’impressione che tanti che sono saliti sul palco non avevano quell’obiettivo di unità che pure Giuliano ha abbinato, nel suo intervento, alla discontinuità. Alcuni interventi sono stati invece nel segno della continuità nella opposizione al PD o per essere più precisi al suo segretario. Comprendo che chi è stato una intera legislatura all’opposizione ora possa invece fare fatica a pensare cosa unisce e invece di ribadire la propria contrarietà. E’ uno sforzo che va fatto per giungere alla tanto agognata e necessitata coalizione. Capisco invece molto meno chi ha percorso buona parte della legislatura in maggioranza e ora è il più feroce oppositore dei provvedimenti che pure ha votato favorevolmente.

Personalmente ritengo che per alcuni (o per molti magari) dei provvedimenti presi durante questa legislatura si possa concordare di rivederli verificandone l’efficacia, controllando se han raggiunto gli obiettivi che si prefiggevano e, nel caso, aggiornando queste leggi piuttosto che riformandole e, se necessario, cancellandole. Va valutato se si poteva fare di più e di meglio o di completamente diverso, insomma. Non si può però chiedere a chi queste leggi le ha promosse e magari fatte approvate con la fiducia, e che quindi le condivideva, che ora le disconosca sic et simpliciter. Certo, la loro revisione va fatta ma pretendere abiure è decisamente improponibile.