Su decadenza Minzolini, “in dubio pro reo”

Senza alcun timore spiego le ragioni del mio voto di ieri nell’Aula del Senato sul caso di Augusto Minzolini.

 Come noto Minzolini è stato condannato, in via definitiva, per il reato di peculato alla pena di 2 anni e 6 mesi per uso improprio della carta di credito aziendale per oltre 60mila euro.

 Con questo tipo di condanna trova applicazione la legge Severino che prevede l’ incandidabilità, in questo caso sopraggiunta durante il mandato, e quindi la decadenza dalla carica di senatore.

Detto questo ci si domanda se il Parlamento deve solo prendere atto di questa condanna e applicare, senza alcuna valutazione, la decadenza per incandidabilità sopravvenuta.

Non credo.

L’Aula non deve ratificare meramente la decisione della Corte di Cassazione. Per la separazione dei poteri è giusto che non sia così.

Noi parlamentari siamo dunque tenuti a valutare se vi sia o vi sia stato “fumus persecutionis” nei confronti di un collega in quanto eletto rappresentante dei cittadini.

Nel caso specifico il dubbio (non la certezza) che ci possa essere stato “fumus” aveva del fondamento.

Mi spiego: nel primo grado di giudizio Minzolini fu assolto.

In secondo grado invece condannato a 2 anni e mezzo nonostante il p.m. (il pubblico ministero ovvero la pubblica accusa) avesse chiesto 2 anni.

In questo modo scatta la Severino (con condanne fino a 2 anni non si applica). In appello non c’è stata fase dibattimentale, insomma rileggendo le stesse carte del primo grado si è passati dalla assoluzione alla condanna. Tutte circostanze particolari ma soprattutto, fatto più grave, un giudice del secondo grado era un ex-politico, suo avversario politico.

Questo ex-onorevole e ora magistrato ha deciso quindi su un caso riguardante un suo precedente avversario politico. Questo non lascia sereni, assolutamente.

La Cassazione poi, non entrando nel merito, giustamente non poteva che confermare la sentenza d’appello.

Inoltre, Minzolini, in sede civile, è stato assolto e ha avuto indietro i 60mila euro della carta di credito. Non se li è ripresi insomma la Rai ma sono rimasti proprio a Minzolini.

Con questo quadro, al momento del voto, con molta incertezza e molti dubbi, è prevalso in me il garantismo: “in dubio pro reo”. Non è stato facile decidere sapendo di prendere una decisione impopolare. In realtà, penso che il garantismo si applichi facilmente a sè stessi e ai propri amici ma è difficile applicarlo a un proprio avversario politico quale è e resta per me Minzolini.

Aggiungo infine che ho fatto una scelta valida solo su questo caso specifico.

Non metto in dubbio la bontà della legge Severino e della sua applicazione, ad esempio, nel precedente caso Berlusconi. Non ritengo che la Magistratura sia politicizzata o che dietro ci siano complotti contro qualcuno, per carità, ma ho avuto il dubbio che in questo caso specifico ci sia stata una possibile persecuzione (il cosiddetto “fumus persecutionis”) e, ripeto, questo dubbio ha indirizzato il mio voto “pro reo”.