Ultima chiamata per la legge elettorale

 

Intervengo nel dibattito sulla legge elettorale con una considerazione personale: il Rosatellum-bis è un buon punto di partenza.

Lo è perché favorisce la creazione di coalizioni e quindi spinge le forze politiche a confrontarsi prima delle elezioni e proporre agli elettori una loro visione condivisa riassunta in un accordo di programma. Indicare prima delle elezioni chi sono i propri alleati è sicuramente un bene perché fa chiarezza nei confronti degli elettori.

E’ evidente però che, senza premio di maggioranza, nessuna legge può garantire, in ogni caso, la governabilità o, per essere più espliciti, che una delle coalizioni abbia la maggioranza sia alla Camera e sia al Senato per poter governare. Questo sarebbe stato possibile col premio di maggioranza al primo turno (come col Porcellum) o dopo un ballottaggio (come con l’Italicum).

E’ molto probabile che si vada verso 4 raggruppamenti: centrodestra, centrosinistra, sinistra e populisti. Nessuno di questi 4 raggruppamenti principali (ci potrebbe essere anche un quinto ovvero un raggruppamento di destra estrema) è probabile che raggiunga la maggioranza dei seggi alla Camera e al Senato. Questo però dipenderà dal voto degli italiani più che dalla legge elettorale ed è giusto sia così.

Si capirà quindi solo successivamente alle elezioni quali partiti si coalizzeranno per formare un governo. L’Italia è una repubblica parlamentare ed è così che funzionano le repubbliche parlamentari.

L’obiezione contraria più forte contro questa proposta di legge è la assenza delle preferenze. E’ una grave carenza ma molto mitigata dal fatto che in ogni collegio proporzionale le liste saranno molto corte e gli elettori votando un partito hanno ben chiaro il candidato che stanno votando. Di fatto votando il partito X stanno dando la preferenza sicuramente al capolista di quel partito.

E’ chiaro che la scelta dei candidati tramite primarie all’interno dei partiti potrebbe riportare l’elettore al centro della scelta dei candidati.

Siamo ancora in tempo, forse a qualche miglioramento del testo: si può pensare, ad esempio, di ridurre il numero di collegi proporzionali riducendo di conseguenze le liste bloccate di candidati (ora prevista fra 2 e 4) oppure introducendo le preferenze sic et simpliciter in questi piccoli collegi.

Non credo infine però che possiamo buttar via questa ultima possibilità di dotarci di una legge elettorale che consenta almeno quella omogeneità fra le Camere alla quale più volte ci ha richiamato il Quirinale.